Paura e terrore nella società contemporanea

Scurati il bambino che sognava
Antonio Scurati nel suo romanzo Il bambino che sognava la fine del mondo (Bompiani, pp. 295, € 18,00) affronta uno dei temi caratteristici delle società contemporanea, il terrore. I media anziché spiegare le paure, non fanno altro che alimentarle. Cresce così l’isteria collettiva, che diventa a volte incontenibile .
Il protagonista del romanzo, un professore giornalista, per lavoro deve scendere negli inferi della cronaca nera e raccontare suo malgrado l’incontro con il male.

Qui è VIETATO LEGGERE

Si parla spesso di libri, ma che dire dei luoghi che li raccolgono?
Vi è mai capitato di entrare in una biblioteca, di fermarvi ad osservare scaffali e scaffali di libri e di pensare che raccolgono storie e conoscenze grandissime che ad un certo momento della storia qualcuno ha pensato bene di fissare per iscritto? Questa visione poetica della biblioteca però, molto spesso, stride con la realtà di questi luoghi….
Orari di apertura talmente limitati che a volte non hai neanche il tempo di prendere fisicamente un libro a scaffale… regolamenti interni talmente diversi da biblioteca a biblioteca da disorientare chiunque… e poi, signori, non vi è mai capitato di incrociare lo sguardo inquisitorio del bibliotecario di turno? Lo sguardo di costui sembra chiederti: “che ci fai qui scusa?” Vogliamo poi parlare dell’iter burocratico per prendere a prestito un libro che stronca sul nascere qualsiasi timido tentativo di soddisfare qualsivoglia bisogno informativo…?
A questo punto, a me veramente sorge una domanda spontanea: non sarà forse per questo che gli Italiani leggono così poco?

Come Dio comanda

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Il romanzo di Ammaniti racconta la storia di Rino e Cristiano Zena, padre e figlio, che, dopo la fuga della madre, vivono da soli in una baracca della provincia pugliese.
Attorno a questa insolita famiglia ruota un assistente sociale e due amici, anch’essi, per motivo diverso, dei border line: Quattro formaggi e Danilo.
Il romanzo fotografa fedelmente la vita delle desolanti periferie del nostro Paese, l’indigenza sempre più dilagante, le contraddizioni e le trasformazioni di esistenze aggrappate a un filo.
Nelle sale cinematografiche è approdato da poco il film omonimo, per la regia di Gabriele Salvatores.

Da leggere, prima di tutto.
Ammaniti non delude, permane la sua strabiliante capacità di ritrattatista credibile e pungente di tipi umani, che restano impressi come veri e propri conoscenti.