Generazione No Future a via Ripetta

ripetta
Roma. Storico Liceo Artistico di Via Ripetta, quello accanto all’Accademia di Belle Arti.
In una scuola che sembra un acquario, si muovono da protagoniste o comparse i Professori (l’Orata, Nasello, la preside Squalo con le loro paure e le loro attese) e gli Alunni tra equazioni che non tornano mai, sabato pomeriggio da riempire, scorazzate in motorino, belle bevute, griffe sui pantaloni e il calcio. “Cinque anni, cinquemilaseicentoventisei ore di disegno senza mai disegnare” perché gli strumenti sono chiusi nello scantinato.
Questo è Via Ripetta, 218. Liceali acidi (Giulio Perrone, pp. 144, € 10), primo romanzo di Silvia Pingitore, giovanissima autrice (classe 1984), già vincitrice con un racconto del Premio Moravia. Un ritratto impietoso e una critica aspra del mondo della scuola e dell’Italia di questi anni, ferma e confusa, sempre più incapace di regalare ai propri giovani non solo un futuro ma anche il sogno di immaginarlo.

Non vi lascerò orfani di Daria Bignardi

Questo libro che cita la morte, racconta con dolcezza e leggerezza della vita. E ci dice che è sempre meglio dare che non dare, anche quando si corre il rischio di sbagliare. Perché in una famiglia l’unica cosa che fa davvero male è l’assenza, quando invece il caos e il calore delle esperienze condivise rafforzano le nostre radici e la nostra identità.Il tutto attraverso il lessico famigliare, quel codice privato di parole e modi di dire che rende ogni famiglia unica, Non vi lascerò orfani racconta come può essere intensa una vita anche quando è segnata dall’ansia e dall’insicurezza.
La morte è quella di Giannarosa, la madre irruente e apprensiva: è lei l’insuperabile latinista che nel 1944, sotto i bombardamenti, incontra il giovane Ludovico. Tra loro è subito furentismo, un entusiasmo amoroso travolgente. Vico è del 1914: un uomo d’altri tempi che ama andare a caccia e fare il galante con le signore. Ed è innamorato delle due figlie femmine: la più piccola, Daria, e la maggiore Donatella, complici e sempre alleate. Non manca nemmeno Micione, il fratello- gatto, che dorme sul televisore e sul più bello lascia cadere la coda davanti allo schermo, suscitando cori di proteste da parte della famiglia.
Daria Bignardi scava nella memoria della propria famiglia: i nonni repubblicani, i parenti fascisti, lo zio santo, la casa di Castel San Pietro senza acqua calda, e ancora Ferrara, Bologna, Cingoli. Tutto – persone e luoghi – hanno lasciato qualcosa. La nebbia della pianura padana, Jesus Christ Superstar, Contadin Fortunato, lo scheletro del soldato tedesco in cantina, il gatto Alonzo, i fantasmi che alzano i materassi, l’occupazione della scuola e l’antenato Corrado Govoni.  Tutto è storia individuale, che diventa quella di una famiglia, e infine di un’epoca.
Ma ogni cosa gira intorno al rapporto complicato tra madre e figlia, che – come spesso accade – è fatto di trasporto e identificazione ma anche di bisogno di separarsi, di quella necessità di scrivere il proprio destino che spesso sta alla base dei conflitti.

Come eravamo da ragazzi…

elvis occhi blu
La storia di sei ragazzi in cerca della loro identità e del loro percorso, che si snoda lungo lo svolgersi degli anni ottanta, dai banchi del ginnasio alla strada, all’università, alla vita vera.
E attraverso il viaggio sentimentale e di formazione dei sei ragazzi, in Elvis ha gli occhi blu (Editrice UniService, pp. 110, € 11,50) il poeta e scrittore livornese Davide Maria Civetta, compie un percorso a ritroso nella memoria di una generazione nella quale anche i ragazzi di oggi possono specchiarsi.