L’arte di correre, di Haruki Murakami

Torna in libreria Haruki Murakami con la sua ultima fatica “l’arte di correre”, edito da Einaudi.Tutto parte dalle considerazioni personali dell’autore e da una vicenda autobiografica.Quando, nel 1981, Murakami chiuse Peter Cat, il jazz bar che aveva gestito per sette anni, per dedicarsi solo alla scrittura, ritenne che fosse anche giunto il momento di cambiare radicalmente abitudini di vita: decise di smettere di fumare sessanta sigarette al giorno, e – poiché scrivere è notoriamente un lavoro sedentario e Murakami per natura tenderebbe verso una certa pinguedine – di mettersi a correre. Da allora, di solito scrive quattro ore al mattino, poi il pomeriggio corre dieci o più chilometri, si allenò talmente da riuscire a correre l’intera maratona in Grecia solo qualche anno più tardi.L’esperienza lo coinvolse profondamente.Da allora ha partecipato a ventiquattro di queste competizioni, ma anche a una ultramaratona e a diverse gare di triathlon. Scritto nell’arco di tre anni, “L’arte di correre” è una riflessione sulle motivazioni che ancora oggi spingono l’ormai sessantenne Murakami a sottoporsi a questa intensa attività fisica che assume il valore di una vera e propria strategia di sopravvivenza. “Perché scrivere – sostiene lo scrittore – è un’attività pericolosa, una perenne lotta con i lati oscuri del proprio essere ed è indispensabile eliminare le tossine che, nell’atto creativo, si determinano nell’animo di uno scrittore”.Ecco dunque tutto riassunto in questo libro, in grado di convincere persino i più pigri tra noi che l’attività fisica deve essere parte integrante del nostro vivere quotidiano, il tutto mescolato a profonde considerazioni di filosofia orientale, of course.

Kazuo Ishiguro vince il premio Tomasi di Lampedusa

Il premio Giuseppe Tomasi di Lampedusa è andato allo scrittore giapponese Kazuo Ishiguro per l’opera “Notturni”, edita da Einaudi.
Il Premio gli sara’ consegnato, l’8 agosto, da Enzo Garinei nel corso della cerimonia di premiazione che si svolgera’ nel giardino di Palazzo Filangeri di Cuto’ a Santa Margherita di Belice. Il giapponese fa parte di quella schiera di scrittori detti post-coloniali (Rushdie, Naipaul, Kureishi, Mo, Coetzee, etc.) che con la linfa della loro “cross-culture” hanno rivitalizzato e creato una nuova letteratura in lingua inglese. Nato a Nagasaki nel 1954, all’etài cinque anni arriva in Inghilterra con la famiglia. Quello che doveva essere un soggiorno temporaneo si trasforma in un trasferimento effettivo e il piccolo non fece piùorno in Giappone, se non per rare visite. Laureato in letteratura e filosofia, oggi vive a Londra con la moglie scozzese. Il suo immaginario è interculturale ed egli condivide, con molti scrittori dell’ex impero, un senso di sospensione tra mondi diversi e lontani, un’identità sfumata e fluttuante. Ambientati nel Giappone post-bellico, i suoi primi romanzi Un pallido orizzonte di colline (1982) e Un artista nel mondo effimero (1986) affrontano lo scontro tra generazioni e culture; mentre il celebrato Quel che resta del giorno (1988, vincitore del Booker Prize), fruga nella cara e vecchia Inghilterra. La sua ultima opera, Quando eravamo orfani (1995), presenta la struttura di un giallo, ma l’autore va oltre le convenzioni del genere dipingendo l’affresco della Shangai degli anni Trenta.