Ritratti: Nazim Hikmet, un uomo e un poeta
Un uomo, diverso da tutti gli altri, schierato politicamente, prigioniero per molti anni nel suo Paese e poi costretto a vivere da esule tutta la vita lontano dalla famiglia e dagli affetti. Molti conoscono le sue poesie, pochi il suo nome. Lui è Nazim Hikmet, uno dei primi poeti turchi ad usare i versi liberi nelle proprie composizioni, e uno di un gruppo ancora più ristretto di quelli che divennero famosi e furono tradotti in molte lingue quando era ancora in vita. Nato a Salonicco da una famiglia aristocratica turca, che lo educò fin da piccolo al piacere della letteratura e della storia. Si appassionò al marxismo, e parlò apertamente contro il regime dei giovani turchi che governava il suo Paese, tanto da finire in prigione per oltre quattordici anni, quando venne amnistiato grazie ad una commissione internazionale composta tra gli altri da Sartre, Tristian Tzara e Pablo Picasso. Nel 1951, ad un anno dalla liberazione, fu costretto all’esilio, vivendo in giro per l’Europa ma scegliendo spesso la Russia, dove aveva frequentato l’università. L’adorata moglie Münevver Andaç e il figlio piccolo non poterono seguirlo. Morì per un attacco cardiaco il 3 giugno 1963 a Mosca, dove venne sepolto. Il suo valore come uomo si riconosce nella strenua e coraggiosa volontà di difendere il proprio credo politico, la sua grande forza umana, la sua delicatezza, la sua meravigliosa vena letteraria nelle sue bellissime poesie. La raccolta più significativa è senz’altro “lettere dal carcere”, una raccolta di dolcissime poesia d’amore inviate alla moglie durante gli anni della prigionia. Ecco la meraviglia e l’incanto nell’immaginarla con sè e saperla lontana, sognarla quando dorme o fa le faccende di casa, ricordare quegli “occhi in cui splende sempre il sole”. Il perfetto regalo per qualsiasi donna.