Buio sul ghiaccio, per tutti gli appassionati di alpinismo
Non è recentissimo- è uscito due anni e mezzo fa per Corbaccio- ma vale la pena di leggerlo anche per coloro che non sono appassionati di montagna ed alpinismo. Buio sul ghiaccio è la cronaca di un’avventura, una grande avventura che Hermann Buhl narra con penna veloce. Buhl è per tutti legato al Nanga Parbat che si è guadagnato le prime pagine dei giornali italiani l’anno scorso dopo la fine di uno dei nostri più forti scalatori, Karl Unterkirker, e il rocambolesco salvataggio dei suoi due compagni di cordata; già nel 1970 questo ottomila era diventato la tomba di ghiaccio di Günther Messner, fratello del famoso Reinold. Ma nel 1953 un austriaco non ancora trentenne, sconosciuto e solo ne aveva conquistato cima, il suo nome: Hermann Buhl. Capace di imprese straordinarie le cui pacate descrizioni nel libro lasciano quanto meno stupiti – la scalata in meno di mezza giornata nel 1952 della parete nord-est del Pizzo Badile . Buhl è stato il primo uomo a conquistare due ottomila (il Nanga Parbat in solitaria appunto e il Broad Peak insieme ad altri tre salitori nel 1957), entrambi senza bombole d’ossigeno. Arricchito dai diari delle spedizioni che l’hanno reso celebre, e che fanno riflettere soprattutto sulle difficoltà psicologiche dell’alpinismo, “È buio sul ghiacciaio” ritorna sugli scaffali in una nuova edizione aggiornata .

