Amo la radio perchè libera la mente…

Radio libere
Così cantava Eugenio Finardi in una sua celebre canzone. Nella seconda metà degli anni ‘70 in nacque e si diffuse il fenomemo delle , private, locali e autogestite. Sono radio commerciali, religiose o antagoniste e di . A 30 anni da quel fenomeno Stefano Dark ne traccia la storia nel suo libro LIBERE! L’epopea delle radio italiane degli anni ‘70 (Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, pp. 208, € 15,00).

I nazisti alla conquista di Roma

Rovina romana
Anno 2012. In una Roma che pare quella di Blade Runner e in un contesto politico inquietante, che vede l’irrompere sulla scena di una destra neonazista forte e aggressiva, si muovono personaggi ispirati ai politici veri o anche totalmente inventati, decisi a conquistare il Campidoglio.
Questo lo scenario descritto da Carmine Fotia, vicedirettore del Tg di La7, nel suo di La rovina romana (Alberto Gaffi Editore, pp. 220, € 8,50), ambientato a Roma nel corso di ipotetiche e future politiche e amministrative.

Italia, Paese senza intellettuali

Oliviero Beha nuovi mostri
I maestri e del passato come Pasolini, Moravia, Sciascia, Bobbio, per citarne alcuni, che denunciavano e incalzavano il potere, oggi non ci sono o non si sentono.
Il giornalista ne I (Chiarelettere, pp. 279, € 13,60) traccia un resoconto lucido ma non rassegnato di un Paese senza , un’opinione pubblica imbalsamata e una svenuta, con una esortazione finale a reagire.

Italia mia, l’analisi amara di Piero Ottone

piero ottone italia mia
A 85 anni , storico direttore del Corriere della Sera, guarda il nostro Paese e i suoi uomini di potere e in mia (Longanesi, pp.189, € 15,00), attingendo a ricordi professionali, incontri e amicizie, ne traccia un’analisi amara. Il Paese non solo continua a soffrire dei suoi malanni storici, ma oggi si è notevolmente ammalato e anche in maniera grave. Una delle cause principali è la mancanza di una vera .

Futura classe dirigente

Beppe Fiore
In questo d’esordio La futura (Minimum fax, pp. 404, € 16), il giovane Beppe Fiore, offre un’analisi amara e impietosa di un paese nell’era della demenzialità istituzionalizzata e della volgarità al potere. Un paese che non sembra in grado di offrire un’avvenire a un’intera generazione di trentenni precari.