Irlanda mia non ti riconosco più

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Ray, un ragazzo senza qualità, inventa un nuovo sistema audiovisivo per misurare l’effettiva «irlandesità» di una persona. Il suo programma Fáilte serve a un ministro senza scrupoli per arginare l’afflusso di stranieri. Ma nessun irlandese doc supera il poco brillante punteggio del 57%, mentre un candidato del Ghana raggiunge il 97%.
Questo uno dei racconti di Roddy Doyle che in Irlandese al 57% (Guanda, pp. 288, € 15) ci mostra un’Irlanda in rapido mutamento, uno dei paesi più prosperi del continente che deve fare i conti con una geografia umana molto cambiata, che a tratti si scontra con la sua forte identità nazionale.

Irlandese al 57% ecco Roddy Doyle

Una divertente parodia tutta irlandese di “Indovina chi viene a cena”, dove un padre di ampie vedute entra in crisi quando scopre che la figlia frequenta un ragazzo di colore e che l’ha invitato a cena. Lui è Jimmy Rabbitte, già protagonista dei “Commitments”, che ha messo su famiglia, ha qualche etto in più sulla pancia e non ha perso gli ideali giovanili. Decide così di fondare una nuova band, ma stavolta i membri saranno stranieri, possibilmente non bianchi. Un sequel corale, ritmato e multietnico, dove si alternano le vicende drammatiche e insieme esilaranti della nuova formazione: i Deportees. Ray, un ragazzo senza qualità, inventa un nuovo sistema audiovisivo per misurare l’effettiva “irlandesità” di una persona. Il suo programma  serve a un ministro senza scrupoli per arginare l’afflusso di stranieri. Ma nessun irlandese doc supera il poco brillante punteggio del 57%, mentre un candidato del Ghana raggiunge ben il 97%. Questi sono alcuni dei racconti di Roddy Doyle, che mostrano un’Irlanda in rapido mutamento. Bisogna fare i conti con una geografia umana molto cambiata, che a tratti si scontra con la loro forte identità nazionale. Tra amore e curiosità, sfruttamento e incomprensione, amicizia o diffidenza si dipanano storie che, nella loro varietà, sono accomunate da un elemento: l’incontro con l’”altro” e con la diversità.

Muore Frank McCourt

E’ morto oggi in una clinica di New York uno dei miei scrittori preferiti: Frank McCourt, famoso per “Le ceneri di Angela ” e  “che Paese l’America”, in cui lo scrittore raccontava sorridendo e facendoci sorridere la sua infanzia irlandese e il suo arrivo in America. Terra natale,  Limerick, in Irlanda. Quando aveva 11 anni il padre abbandonò la famiglia, lasciando la moglie sola con  4 figli da crescere. Lo scrittore lasciò la scuola a 13 anni, alternando lavori saltuari a piccoli crimini per mantenere sé ed il resto della famiglia, composta dalla madre e dai i tre fratelli: Malachy, Michael e Alphonsus (Alphie). All’età di 19 anni McCourt fece ritorno negli Stati Uniti, dove si laureò alla New York University. Dopo un master al Brooklyn College nel 1958, McCourt iniziò ad insegnare inglese presso la McKee High School e la Stuyvesant High School di New York. Nel 1997 ha ricevuto Premio Pulitzer  per il romanzo autobiografico ‘Le ceneri di Angela’ (titolo originale: Angela’s Ashes, pubblicato in Italia da Adelphi nel 1997); . Il suo secondo libro è ‘Che paese, l’America’ (1999) (titolo originale: ‘Tis, pubblicato in Italia da Adelphi nel 2003), prosieguo della narrazione della sua vita in una New York proletaria del secondo dopoguerra, dove fra case di mattoni rossi, pub di emigrati irlandesi e banchine ingombre di merci, si trovò a percorrere, passo dopo passo, un faticosissimo apprendistato. La sua ultima fatica è ‘Ehi, prof!’(2005, titolo originale:Teacher Man, pubblicato in Italia nella collana Fabula di Adelphi nel 2006), dove racconta le difficoltà di un giovane e inesperto insegnante il cui compito è quello di trasmettere il proprio sapere. Dal romanzo Le Ceneri di Angela è stato realizzato il film omonimo nel 1999 diretto da Alan Parker.

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