Iran, quale futuro?

iran_resa_contiA trent’anni dalla rivoluzione khomeinista e a venti dalla morte dello stesso Khomeini, l’Iran è nuovamente attraversato da una profonda crisi. Giornalmente si susseguono manifestazioni di massa dell’Onda Verde con scontri violenti, arresti e sanguinose repressioni da parte del regime di Ahmadinejad. Una crisi che sta sfuggendo di mano sia ai leaders politici che a quelli religiosi.
Per capire un po’ di più che cosa sta accadendo in quel Paese è utile leggere il saggio Iran. La resa dei conti (Infinito edizioni, pp. 108, € 11) del giornalista Antonello Sacchetti, già autore con lo stesso editore di altri due libri sull’Iran, “Misteri persiani” (2006) e “I ragazzi di Teheran” (2008).
Attraverso un’analisi socio-politica precisa e minuziosa, il libro affronta le contraddizioni attuali della società iraniana, stretta tra orgoglio nazionalista e necessità di riforme.

Il meccanico delle rose, questo Iran sconosciuto

L’Iran, in questo periodo è un po’ sulla bocca di tutti, vuoi per l’irrisolta questione nucleare, vuoi per la feroce repressione della dissidenza interna in seguito alla vittoria, secondo molti truccata, di Ahmadijead nelle scorse elezioni presidenziali. Tant’è. Ma per conoscere la storia e le vicissitudini di questo Paese occorre guardare oltre, leggendo, per esempio, Il meccanico delle rose, di Hamid Ziarati. Al centro del romanzo la vicenda di due uomini, legati tra loro da un’indissolubile amicizia, e una delicata storia d’amore. Tutto per aiutarci a capire che anche  luoghi lontani, con un vissuto politico tanto diverso, in fin dei conti sono molto più vicini di quanto potessimo mai pensare e che le vite degli uomini, in qualunque parte del globo siano, in fin dei conti sono molto simili alle nostre. Perché viaggiare non significa vedere luoghi sconosciuti ma avere nuovi occhi. Delicato ed imperdibile.

Le porte chiuse di Teheran, per raccontare l’Iran

Sembra fatto apposta per descrivere dall’interno ciò che anima questo grande paese del Medioriente. L’Iran di oggi, nel ciclone della cronaca, per i brogli elettorali, per la durissima repressione scatenata dal governo (legittimo?) contro chiunque osasse protestare, e per la chiusura ferma e decisa verso una stampa estera, relegata in albergo, che avrebbe potuto raccontare qualcosa di poco conveniente per il regime. Nel romanzo si discute e si racconta di come a vent’anni i venti di ribellione soffiano più forte e più prepotentemente, persino nell’Iran degli Ayatollah, dove il dissenso giovanile cresce, ma si paga a caro, carissimo prezzo. Così Zarah, durante una manifestazione studentesca, viene rapita da agenti in borghese e spedita nel carcere di Evin, la prigione di Teheran il cui nome evoca storie agghiaccianti di tortura e pratiche disumane. Accusata con un pretesto, viene rapata a zero, picchiata e gettata in una cella minuscola, lurida e buia. Per un mese subisce interrogatori infiniti, torture e violenza sessuale. La sua incredibile forza interiore, la consapevolezza della propria innocenza e la capacità di rimanere lucida la salvano dalla follia. Nella sua terra per lei non ci sarà futuro. Almeno per ora.