Simon Beckett: i sussurri della morte
Non c’è estate che si rispetti senza un giallo, degno di questo nome, da leggere sotto l’ombrellone, o all’ombra di una bella quercia, nel caso qualcuno ami la montagna. Qualche giorno fa mi è capitato tra le mani questo libro, letto in poco più di un giorno. Ecco l’antefatto che apre il romanzo. All’interno di un bungalow, la vittima giace nuda, supina su un tavolo, legata mani e piedi, con evidenti ferite d’arma da taglio, inferte quand’era ancora in vita. La temperatura all’interno supera i 43 gradi. Una sedia posta esattamente davanti al corpo fa pensare che l’assassino abbia voluto godersi gli ultimi attimi di vita della sua vittima agonizzante. Ma ecco un particolare incoerente: l’avanzato stato di decomposizione del corpo induce a pensare che il decesso sia avvenuto da almeno 6 giorni, mentre il bungalow risulta affittato da appena 4 . Le uniche impronte sulla scena, inoltre, risalgono a un certo Dexter, morto sei mesi prima, almeno stando ai registri dell’anagrafe. È chiaro che l’assassino non solo è molto astuto e non lascia tracce; ma un sadico, e probabilmente sessuale e scientificamente, molto preparato. Dopo La chimica della morte e Scritto nelle ossa, continua la saga di David Hunter. Questa volta siamo a Knoxville, nel Tennessee, l’unico laboratorio al mondo dove si utilizzano autentici cadaveri umani per studiarne il processo di decomposizione all’aperto. E stavolta Hunter conduce l’indagine con l’aiuto del suo maestro, Tom Lieberman. Insieme affronteranno una sconcertante indagine nel regno del male e della scienza. Davvero interessante!
