Inquietudine e violenza di un lupo metropolitano

Il romanzo L’istinto del lupo (Newton Compton, pp. 336, € 9,90) di Massimo Lugli, cronista di nera e inviato di Repubblica, è un noir crudele, ambientato tra i viali della prostituzione e gli accampamenti dei nomadi, le baracche costruite sugli argini del fiume e un fatiscente circo di periferia.
In quel mondo violento e sconosciuto nascosto nel ventre stesso della metropoli.
Mentre sullo sfondo vivono le inquietudini della generazione degli anni Settanta con il furore politico e le battaglie a colpi di chiave inglese che anticipano i bagliori del terrorismo, si dipana la storia del giovane Lapo/Lupo, figlio di una famiglia agiata che da “preda” dei bulli a scuola, lentamemte si trasforma in “predatore” e portatore di violenza.

Nostalgici rimpianti di Sicilia

tea ranno
Il romanzo In una lingua che non so più dire (Edizioni e/o, pp.223, € 17), della scrittrice siracusana Tea Ranno, che da diversi anni vive e lavora a Roma, è una storia sulla Sicilia, sulle scelte giovanili che spesso si rivelano sbagliate, sui rimpianti e la nostalgia che si provano da adulti. Sullo sfondo il periodo degli anni di piombo e delle stragi.

Andrea, magistrato sessantenne, da quarantadue anni vive a Milano, dove si é costruito una solida vita borghese. E’ partito dalla Sicilia per studiare e non vi ha fatto più ritorno. C’è però come un rimpianto dentro di lui, un’assenza che talvolta assume le fattezze di Teresa, la ragazza della quale si era innamorato poco prima di partire e alla quale non si è mai rivelato. Durante gli anni milanesi ha spesso pensato a lei immaginandole una vita più o meno simile alla sua: laurea, matrimonio, figli. Intanto il mondo che Andrea ha abbandonato da ragazzo continua a chiamarlo: con la voce di Teresa e quella del nonno, con il lamento lungo del venditore di sale, i richiami dei pescatori, le filastrocche dei ragazzi, le parole delle donne di casa. Voci che emergono dai recessi del ricordo e si fanno rimpianto, nostalgia, bisogno imprescindibile di tornare.

Amo la radio perchè libera la mente…

Radio libere
Così cantava Eugenio Finardi in una sua celebre canzone. Nella seconda metà degli anni ’70 in Italia nacque e si diffuse il fenomemo delle Radio libere, private, locali e autogestite. Sono radio commerciali, religiose o antagoniste e di controinformazione. A 30 anni da quel fenomeno Stefano Dark ne traccia la storia nel suo libro LIBERE! L’epopea delle radio italiane degli anni ’70 (Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, pp. 208, € 15,00).

Viaggi psicadelici e altre evasioni…

Fumeria d'oppio
Roma. Lunedì 29 giugno alle ore 19.00, nell’ambito della manifestazione Io leggo!, sarà presentato il libro Fumeria d’oppio. Storie di viaggi, amori e droghe(Malatempora, pp. 180, € 14) di Gianni Boanelli.
Appuntamento a Villa Gordiani in via Prenestina.

Storie di droga e malavita ambientate in tutto l’Oriente magico e psichedelico degli anni ’70.
Tra personaggi leggendari dell’underground psichedelica (Rafiula Khan su tutti) e luoghi magici e misteriosi, emerge il racconto di un’epoca leggendaria e di luoghi, come l’Afghanistan e l’India, una volta carichi di magia.