Misteri d’Italia: il “giallo” Sindona

Caffe_di_sindona
Il 20 marzo 1986 il finanziere Michele Sindona, appena condannato all’ergastolo come mandante dell’uccisione dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, muore nel carcere di Voghera dopo aver bevuto un caffè al cianuro. Omicidio oppure suicidio?
Gianni Simoni, ex magistrato che ha seguito il processo d’appello per l’omicidio Ambrosoli, e Giuliano Turoni, ex magistrato che ha indagato sulla loggia massonica P2, nel saggio Il caffè di Sindona (Garzanti, pp. 200, € 16,00) ripercorrono la carriera e gli intrighi del potente finanziere.
Sindona intratteneva rapporti con importanti uomini politici al di qua e al di là dell’oceano. Era uno degli uomini di fiducia del Vaticano, in particolare dello IOR diretto da Paul Marcinkus, ma aveva anche legami con la mafia. Iscritto alla P2 di Licio Gelli, introdusse anche Roberto Calvi in quegli ambienti, oltre che in quelli vaticani e in quelli mafiosi: i due banchieri erano infatti legati da un intrico di affari avventurosi che avrebbero portato entrambi alla rovina.

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