Vite sui binari, la Vicevita
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Il viaggio prima e il treno dopo sono un vero topos letterario, un tema assai comune nella letturatura, antica o moderna che sia. Qui abbiamo un poeta che viaggia da una vita sui treni, e per il quale questi treni diventano la vita stessa: dai treni del passato, sui quali era solo un ragazzo – in Italia, in Francia – a quelli del presente, dove lo ritroviamo adulto, professore fuori sede e lui stesso lettore di quei poeti ei scrittori che parlano di treni con versi e riflessioni. Eccolo parrebbe un gatto che si morde la coda, ed invece la cadenza della prosa di Valerio Magrelli conquista anche qui davanti alla poesia storce il naso:ponderato, colto, smaliziato, attento al gioco di parole. E sopratutto conquista la malinconia di fondo in questo bellissimo ‘La vicevita. Treni e viaggi in treno’ (Laterza). La conclusione è amara, tutti noi viviamo una vita ‘vice’; non da Capo, ma appunto da Vice, vicari di noi stessi che come il Visconte dimezzato di Calvino fanno parlare la propria metà dell’altra metà, quella che esiste e di cui non si sente la mancanza. Vite che non si vivono appieno, e che quindi sono sempre dimezzate, raramente intere.