Passione Orwell

Passione Orwell, altro non potevo scrivere per cominciare se non questo. Orwell è stato molte cose: scrittore, giornalista (seguì come corrispondente la seconda guerra mondiale), ma fu sopratutto un grande osservatore del proprio tempo, delle leggi del proprio tempo e dei comportamenti deviati di politica ed economia. Eric Arthur Blair (questo il vero nome) nacque a Motihari nel 1903 e morì a Londra nel 1950. Fu uno dei saggisti più diffusamente apprezzati del XX secolo. Probabilmente è meglio noto per due romanzi scritti verso la fine della sua vita, negli anni quaranta: l’allegoria politica de La fattoria degli animali e il favoloso 1984 (lo stesso che ahimè ha ispirato la nefandezza del reality show il Grande Fratello) in cui un regime totalitario ha dato luogo ad un mondo in cui ogni cosa è controllata dal regime attraverso un grande occhio, the big brother, e che ha avuto talmente successo da originare l’aggettivo “orwelliano”, oggi diffusamente utilizzato per descrivere meccanismi totalitari di controllo del pensiero. Orwell condusse la propria attività letteraria in parallelo con quella di giornalista e attivista politico. Era e rimase sempre d’ispirazione socialista, ma non accettò mai le contraddizioni e le nefandezze dei regimi di totalitarismo reale, come in URSS. Nel 1946 Orwell scriveva di sé: “Ogni riga di ogni lavoro serio che ho scritto dal 1936 a questa parte è stata scritta, direttamente o indirettamente, contro il totaliarismo e a favore del socialismo democratico, per come lo vedo io.”

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